ottocento

La storia dell’aceto nell’ottocento

L'aceto e il colera
L’aceto e il colera
Malattia infettiva antichissima, originaria delle remote regioni asiatiche, il colera è oggi ancora presente in molte nazioni europee tra cui l’Italia, dove è stato spesso indicato come gastroenterite acuta, malattia con cui ha molte affinità. In tutte le epoche storiche il colera è stato combattuto con l’aceto.
Nel secolo scorso (1830 e 1884) il governo di Vienna, di fronte all’affacciarsi dell’epidemia, emanò una disposizione secondo cui le mani, prima e dopo la visita all’ammalato, e tutta la frutta e le verdure prima della consumazione, dovevano venire accuratamente lavate con aceto. E’ noto infatti che il colera può essere diffuso attraverso i viveri, donde la necessità delle misure profilattiche e della disinfestazione degli alimenti.
Le più recenti sperimentazioni, come ampiamente illustrato da uno studio di Franco Mecca (“L’aceto di vino quale mezzo di prevenzione nelle epidemie in particolare coleriche”, Franco Angeli Editore) indicano che l’aceto possiede un “pronunciato e preciso” effetto disinfettante sui vibrioni del colera oltre che su altri germi patogeni intestinali. A contatto con l’aceto i vibrioni che si trovano sulla superficie di frutta e verdure, vengono distrutti in un tempo che va da trenta secondi a uno, due minuti
L'aceto da toeletta
L’aceto da toeletta
E’ esistita nel secolo scorso una profumeria igienica che prevedeva l’uso dell’aceto da parte di re e principi. Come risulta da un’inserzione pubblicata da “Il Secolo” il 15 febbraio del 1873, il re di Portogallo, la regina d’Olanda, la regina del Belgio e la principessa di Galles erano stati scelti come “testimonials” per un aceto da toeletta “che dà all’acqua un gradevole profumo e proprietà toniche e rinfrescanti”, impedendo il formarsi di geloni e imprimendo “vigore ai muscoli”. Nello stesso annuncio si parla anche di un sale d’aceto di ammoniaca come disinfettante necessario a chi deve visitare ospedali, lazzaretti e “tutti i luoghi dove sono presenti esalazioni puzzolenti e dannose alla salute”. Come ausiliare della pulizia l’aceto è stato, del resto, impiegato in tutte le epoche, le antiche e le recenti precedenti alla nostra, epoche che, come scrive Misette Godard, non si possono immaginare se non paragonando le città europee d’allora alla Calcutta di oggi.
L'aceto milleusi
L’aceto milleusi
Nell’Ottocento le signore annusavano aceto per rinvenire se oppresse dal busto troppo stretto o se dovevano scacciare una fastidiosa emicrania. E le padrone di casa ne lasciavano una bottiglia aperta accanto al capezzale di un malato d’influenza perché chi lo andava a trovare e lo accudiva non si ammalasse a sua volta.
Ma per i nostri avi l’aceto significava anche sciroppi acetosi, pozioni emulsive, unguenti, decotti, colluttori, sublimati, lozioni, colliri, pomate, saponi e tamponi. Significava ancora sciacqui, frizioni, gargarismi, pediluvi, fumenti, lavande, inalazioni, irrigazioni, bendaggi, impiastri e altro ancora.